31/05/2017 reggia di caserta

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Storia e curiosità sulla Versailles italiana

Maestosa, elegante e dal fascino incredibile, la Reggia di Caserta è il simbolo per eccellenza della nostra città. Onnipresente nelle foto e cartoline del turista medio, questa meraviglia è considerata la versione italiana del palazzo reale di Versailles. La sua imponente facciata e il suo immenso giardino richiamano ogni anno centinaia di migliaia di turisti da ogni parte del mondo. Ma quanto ne sappiamo realmente sulla nostra Reggia?

Un po' di storia

Come vi abbiamo già accennato nella storia di Caserta, nel XVIII secolo il Regno di Napoli passò sotto il dominio borbonico. Carlo di Borbone (colui che diventerà poi re di Spagna con il nome di Carlo III) incentivò la realizzazione di diverse grandi opere architettoniche. Tra queste vi era la costruzione del nuovo palazzo reale. Tuttavia Napoli per vari problemi, tra cui la vicinanza al mare, non si presentava come location adatta. Decise quindi di orientare il suo sguardo verso nord, sulle pianure casertane.


Inizialmente Carlo si rivolse all'architetto Nicola Salvi (autore della fontana di Trevi), ma questi rifiutò per gravi problemi di salute. Contattò quindi Luigi Vanvitelli, architetto dalle origini olandesi che all'epoca era impegnato nel restauro della Basilica di Loreto. Dopo quasi un anno di progettazione, il 20 gennaio del 1752 cominciarono i lavori per quella che sarebbe diventata la residenza reale più grande al mondo.

Numeri da record

Per alimentare le fontane e l'impianto idrico del palazzo venne costruito un acquedotto di 41 km circa: l'Acquedotto Carolino. Il parco invece era suddiviso in due grossi blocchi: il giardino all'italiana e il giardino all'inglese. Entrambi ospitavano (e ospitato ancora oggi) migliaia di piante diverse importate da ogni parte del mondo. Su richiesta del re venne inoltre realizzata una peschiera, nonché un sistema di vasche e fontane che corre lungo tutto il parco.
Il palazzo è l'ultima grande opera del Barocco italiano, come mostrato dalla sua facciata e dagli interni ricchi di dettagli. Gli arredi e le opere al suo interno vennero realizzate dai migliori artisti dell'epoca. E considerando le oltre 1200 stanze il lavoro non è stato certo poco. Ad illuminarle ben 1742 finestre, disposte tutte con un ordine ben preciso. Tutto questo venne terminato, definitivamente, nel 1845 dopo quasi cento anni. Un po' come la Salerno-Reggio Calabria insomma.


A terminare l'opera però non fu Luigi Vanvitelli (che morì nel 1773), ma il figlio Carlo. Tuttavia l'erede non si dimostrò brillante come il suo precedessore. Le difficoltà riscontrate furono molte, complice anche le vicende politiche del Regno, e alcune opere del disegno originale non vennero mai realizzate.

Curiosità sulla Reggia

La spesa complessiva per la realizzazione della Reggia fu di quasi 8.800.000 ducati, che oggi equivarrebbero a circa 150 milioni di euro. Una cifra che all'epoca era considerata semplicemente inimmaginabile.
Quel grosso vialone che parte dalla Reggia, conosciuto oggi come Viale Carlo III, inizialmente doveva arrivare fino a Napoli. In questo modo il re avrebbe avuto una strada veloce e diretta per raggiungere la capitale in pochissimo tempo. Il progetto però non fu completato per vari motivi. Sicuramente non a causa della mancanza di lavoratori. La forza lavoro impiegata nella costruzione del palazzo fu infatti immensa: migliaia di operai specializzati, ma anche schiavi africani e galeotti. Tuttavia, a partire dal XIX secolo, il dominio francese in Algeria bloccò l'afflusso della manodopera africana rallentando parte dei lavori.


La stazione ferroviaria di Caserta venne costruita proprio dinanzi alla Reggia nel 1843. Il motivo era semplice: permettere ai sovrani borbonici di raggiungere il palazzo direttamente con il treno. Lusso che utilizzarono per poco meno di vent'anni. Nel 1861 Caserta, come tutto il restante meridione, fu annessa al Regno d'Italia segnando la parola fine al dominio borbonico.
I funzionari italiani, mentre censivano le varie opere della dinastia uscente abbandonate nella Reggia, rimasero alquanto perplessi di fronte ad un “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”: era il bidè.

Fonte: caserta.italiani.it