21/06/2017 la nostra baia per le vacanze

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Dall'età antica alla seconda guerra mondiale

In età antica il tratto della pineta alla foce del Garigliano era per le popolazioni italiche prima e per gli antichi Romani un lucus (bosco sacro) dedicato alla dea Marìca, ninfa delle paludi e delle acque, il cui tempio si trovava sull'opposta sponda del fiume, nel territorio di Minturno.

Poco prima del crollo dell'impero nell'estate del 458 un gruppo di Vandali, guidato dal cognato di Genserico, sbarcarono alla foce del Garigliano, e devastarono l'area ricca di ville gentilizie, saccheggiandola: la minaccia fu debellata dall'intervento dell'esercito imperiale, comandato da uno degli ultimi imperatori romani, Maggioriano che guidò personalmente l'esercito, sconfiggendo i Vandali nei pressi di Sinuessa e inseguendoli, mentre erano appesantiti dal bottino, fino alle navi. Dopo il crollo dell'impero romano, con le continue scorrerie barbariche e saracene divenne impossibile continuare a manutenere i sistemi irrigui e di contenimento delle acque nelle campagne che vennero abbandonate. Questo, unitamente alla natura dei terreni, naturalmente ricchi d'acqua, portò all'impaludamento delle zone immediatamente a ridosso della linea di costa. Il territorio divenne una grande palude conosciuta come pantano di Sessa.

Presso il fiume si svolsero nella storia diverse battaglie: nell'881 sbarcarono nei pressi della foce del Garigliano i Saraceni che qui si stabilirono in una vera e propria cittadella fortificata, un cosiddetto ribāṭ, dal quale partivano per veloci scorribande predatorie in tutta l'Italia centro-meridionale. Nel 915 papa Giovanni X riunì un esercito nella cosiddetta Lega Cristiana, composta da Longobardi e Bizantini, in quella che si può definire la prima di una serie di scontri che determineranno il futuro di tutta l'Italia del sud. La prima grande Battaglia del Garigliano spazzò via l'insediamento saraceno. Per custodire l'area venne eretta una serie di alte torri fortificate, che attraverso segnali luminosi ed acustici avrebbero potuto segnalare l'arrivo di eventuali invasori su tutta la linea di costa a nord e a sud del fiume, alla foce del Garigliano e nelle zone interne più alte. Il principe longobardo di Capua Pandolfo Testadiferro, o Capodiferro, edificò attorno al 930 alla foce del Garigliano la torre che prese appunto il nome del condottiero (Torre di Capodiferro).

La seconda battaglia del Garigliano (1503) tra spagnoli e francesi, che consegnò di fatto tutto il meridione d'Italia al dominio degli spagnoli per oltre tre secoli; la terza battaglia del Garigliano (1860) tra i Borboni ed i Sabaudi proprio sul Ponte Real Ferdinando sul Garigliano, epilogo della spedizione dei Mille durante l'unità d'Italia. Presso la località, durante la seconda guerra mondiale, venne inoltre combattuta la battaglia di Montecassino, l'ultimo scontro importante prima dello sfondamento della Linea Gustav. Durante gli scontri per lo sfondamento della linea vennero distrutte alcune costruzioni di rilievo storico come la Torre di Capodiferro - da alcuni anni adibita a museo della civiltà aurunca (voluto dal ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele) - e il ponte Real Ferdinando sul fiume Garigliano, progettato da Luigi Giura.


Il dopoguerra: il progetto e la costruzione

L'idea di fare della località un insediamento turistico nacque agli inizi degli anni sessanta del XX secolo, quando fu immaginata e costruita come località balneare destinata ad un pubblico d'élite. Nacque per iniziativa del comune di Sessa Aurunca; nell'intento di valorizzare la pineta il comune indisse un concorso a livello nazionale, per il vaglio dei progetti fu chiamata una commissione di professionisti di fama fra cui il Prof. Pacini, a quel tempo sovraintendente ai monumenti. Una pubblicità della società "Aurunca Litora" spiegava che il progetto rispettava l'ambiente naturale preesistente e che solo poche costruzioni sarebbero state visibili dalla spiaggia, mentre l'accesso al mare attraverso la pineta sarebbe avvenuto esclusivamente attraverso viali pedonali.

Il progetto di massima definitivo venne elaborato dall'architetto e urbanista padovano Lorenzo Menegazzo noto come Renzo Men.[2][3] La viabilità doveva essere costituita da un asse centrale curvilineo e da un'unica strada di scorrimento, che intersecava l'asse centrale tramite rotatorie e dalla quale si dipartivano verso le aree residenziali piccole strade a scarso traffico. Le strade raggiungevano una lunghezza complessiva di 26 km ed erano previsti circa un milione e mezzo di m³ di costruzioni (con un indice di 0,7 m³ per m²).

Erano previsti tre "nuclei insediativi" a maggiore densità edilizia, che dovevano sorgere a circa 2 km l'uno dall'altro, intervallati da zone estensive e delimitati da due zone con impianti sportivi, a sud e a nord dell'insediamento: a nord, sul fiume Garigliano avrebbe dovuto sorgere un porto turistico, mentre a sud, approfittando delle sorgenti sulfuree nel confinante territorio di Sinuessa doveva sorgere un impianto termale. Il "nucleo centrale" avrebbe ospitato la maggior parte dei servizi (stazione di pullman, uffici comunali, azienda di soggiorno, banca, centro religioso, centro scolastico, stazioni delle forze di sicurezza, cinema, teatro, sala giochi).

Secondo l'atto di compravendita, il progetto avrebbe dovuto concretizzarsi con le seguenti tappe:

1962: rilievi ed elaborazione di un piano regolatore generale;
1963: inizio dei lavori infrastrutturali su un terzo dell'area (strade, fognature, rete elettrica e idrica) e della costruzione di un grande albergo, di cinquanta villini e di venti negozi, tra cui un supermercato; inizio della campagna pubblicitaria;
1964: costruzione di impianti sportivi, di quaranta bungalows, di motel all'americana; lancio pubblicitario internazionale;
1965 inizio della costruzione di altri due alberghi e di tre pensioni; continuazione della campagna pubblicitaria;
1966: completamento delle opere stradali ed edilizie;
entro un decennio completamento del piano di massima.
Il consiglio comunale di Sessa Aurunca favorì l'iniziativa, come occasione di sviluppare turisticamente la zona marina. Già nel 1958 era stato bandito un concorso nazionale per la progettazione di un centro turistico che doveva sorgere presso località "Pantano", mettendo in vendita i terreni al miglior offerente. Il progetto non ebbe tuttavia seguito a causa della scarsa disponibilità di capitali e di know-how presso l'imprenditoria locale.


L'intervento degli imprenditori veneti e la speculazione edilizia

Le difficoltà che le amministrazioni del tempo incontrarono ne impedirono la realizzazione diretta, così la commissione allora presieduta dal notaio Antonio Franco Girfatti (poi dimessosi) indusse a vendere la pineta ad una società privata, formata da alcuni imprenditori soprattutto veneti, riuniti nella SpA "Aurunca Litora" che si impegnava a terminare il progetto nell'arco di una decade[4], il cui presidente era l'imprenditore padovano Rag. Giuseppe Longato.[5]

Il 28 agosto del 1963 venne approvata dalla G.P.A. la vendita dei terreni alla società veneta, i terreni di proprietà comunale in località "Pineta" per un'estensione di 275 ettari, al costo di 450 lire al m², per un prezzo totale di 1.239.228.000 lire, di cui la società avrebbe pagato subito la somma di L. 904.812.851 e il resto pari a L. 334.415.149 in quattro rate a iniziare dal 31 dicembre 1964 fino al 31 dicembre 1967. Il primo contratto di compravendita preceduto da un contratto preliminare dell'11 aprile 1962 fu fatto il 13 ottobre 1962, il contratto definitivo fu stipulato il 22 agosto 1963.[5]

I lavori cominciarono il 27 aprile 1965 ed il progetto, seppur nelle sue grandi linee, venne realizzato ma mancarono alcune delle opere a corollario che restarono incompiute: la zona nord denominata "sportiva", dove sarebbe dovuto sorgere il porticciolo con la darsena, ed altre strutture non vennero mai realizzate e furono in seguito definitivamente bloccate dalla legge Galasso del 1985, che stabiliva il divieto di edificazione a meno di 500 m dalla costa.

Le inchieste giornalistiche

Nel 1977 il libro Dossier Baia Domizia, uno scandalo democristiano scritto dal giornalista Silvio Bertocci[6] tratta delle vicende relative alla nascita della località come in caso di commistione tra affari e politica, che vedeva implicata il partito egemone, la Democrazia Cristiana, la quale all'epoca dominava il consiglio comunale di Sessa Aurunca ed aveva ugualmente una notevole forza in Veneto. Secondo il giornalista si trattò di un'enorme speculazione edilizia,[7] utile per far incassare al partito sostanziose tangenti e creare nuovi rapporti clientelari. Nel libro è citato anche il caso di un trenino lillipuziano, che era una delle principali attrazioni della località fino a quando non fu definitivamente posto sotto sequestro dalla magistratura in quanto il proprietario, secondo i giudici, lo utilizzava illegalmente come un vero e proprio servizio di trasporto urbano a pagamento i cui ricavi - esentasse - furono quantificati dagli inquirenti in una ventina di milioni di lire circa a stagione (equivalenti, in illo tempore, alla quotazione media di una casa di piccole dimensioni del posto).

Un altro libro che parla dell'edificazione di Baia Domizia è Giovanni Leone. La carriera di un presidente, scritto da Camilla Cederna, e pubblicato nel 1978.


Il successo e il turismo dei VIP

Per la campagna pubblicitaria internazionale fu creato uno stemma, disegnato da Pino Castagna, lo scultore-ceramista amico del presidente Longato, con una B contrapposta ad una D inserite in un cerchio, con un'onda al centro: il marchio con le foto della neonata destinazione era presente sulle principali riviste italiane ed europee, in particolare nel Regno Unito, in Germania, Svizzera, Francia e dai paesi scandinavi, da cui arrivarono numerosi villeggianti, soprattutto dalla Svezia.[8]

Il villaggio turistico "La Serra", di proprietà svedese, da allora fu da tutti conosciuto come "il villaggio svedese" era riservato ai soli villeggianti scandinavi.[9] Come recitava un cinegiornale dell'Istituto luce del 75 "Una 'fettina' di Svezia in Italia, 217 cottages per 1600 posti, un villaggio nato nel 1968 grazie ad una cooperativa, di proprietà dei sindacati svedesi". Sulle spiagge di Baia si videro i primi topless, che fecero gridare ai benpensanti allo scandalo: persino il vescovo d'allora di Sessa Aurunca, Vittorio Maria Costantini (che fra l'altro inaugurò nel 1974 la nuova chiesa parrocchiale appena costruita), tuonò dal pulpito arrivando a definire Baia Domizia la "pietra dello scandalo", dando luogo ad un vero e proprio fenomeno di costume. A queste si aggiungevano le presenze del campeggio internazionale e dei vari hotel che la rendevano abitata per oltre il 50% da stranieri. La località fu, fino alla fine degli anni settanta, una delle destinazioni più alla moda di tutto il Sud Italia, al punto che, per quantità e qualità della vita notturna, rivaleggiò alla pari con Capri e le altre perle della costiera amalfitana.[senza fonte]

Nei suoi bar e locali notturni il cocktail più diffuso era lo spritz; in quel periodo accaddero molti avveninenti come quella per l'inaugurazione dell'hotel "Domizia Palace", e di bella vita presso i locali notturni, dove si esibivano i più importanti cantanti e gruppi musicali del tempo. Nelle stradine della località circolavano variopinti risciò a pedali ed erano sempre affollate di turisti provenienti da tutte le parti d'Europa. La stagione cominciava a marzo e terminava alla fine di ottobre. Enorme fu, in termini di sviluppo economico e di crescita sociale, ma anche di liberazione sessuale l'impatto sulle popolazioni dei paesi circostanti. Tutta l'area aurunca risentì positivamente della ventata d'aria fresca che giungeva con le genti e le culture che Baia Domizia attirava.


Il declino e il terremoto del 1980

Nel 1975 il distacco del comune di Cellole da quello di Sessa Aurunca comportò la suddivisione amministrativa della località balneare tra i due comuni. Fu divisa in modo talmente grossolano che ancora oggi l'economia dell'area risente degli effetti nefasti che seguirono. La divisione doveva essere provvisoria in attesa che i politici trovassero tra di loro un accordo ma, in assenza di ciò, la cosa divenne definitiva. Infatti i due comuni, invece di preoccuparsi di investire nella località, pensarono soltanto a sfruttarne le risorse allo scopo di finanziare la sola crescita interna delle rispettive amministrazioni.

Nel frattempo la crisi economica e sociale degli anni settanta, nonché l'abbandono della società Aurunca Litora, a cui erano stati alienati i terreni, verso la fine di quegli anni senza che l'imprenditoria locale fosse in grado di rimpiazzarla, ne provocarono un lento declino. Un'ulteriore trauma all'economia del luogo fu costituita dal terremoto dell'Irpinia del 1980, poiché per far fronte all'emergenza vennero requisite molte seconde case, alcuni residence e hotel per alloggiare i terremotati ed i senzatetto che in alcuni casi, vi rimasero a lungo bloccando di fatto gran parte delle attività turistiche e accelerandone ulteriormente il declino.[10] In alcuni casi, i destinatari degli alloggi ridussero gli immobili requisiti al limite della fatiscenza: famoso fu l'esempio del "Cosida Residence" di Baia Domizia Sud, reso del tutto inagibile - in alcuni punti letteralmente devastato in modo tale da manifestare perfino il rischio di crollo - e successivamente riattato con radicali opere di ripristino del complesso.

La ripresa degli anni 2000

A partire dalla seconda metà degli anni 2000 si è assistito progressivamente ad una ripresa dei finanziamenti per migliorare la vivibilità del luogo (impianti di depurazione, percorsi ciclabili, informazioni turistiche) per un rilancio turistico che ha i suoi punti di forza nell'impianto urbanistico e nel rispetto della natura, oltre che nella vicinanza a numerosi luoghi di interesse archeologici e artistici. I due comuni hanno finalmente compreso come l'unica risorsa a loro disposizione sia il turismo. Negli ultimi anni entrambe sono tornati a investire nella località.

Sulla base dei rilievi effettuati nel 2014, l'Arpac ha dato un giudizio di eccellenza in termini di pulizia delle acque.[11] La località ha registrato nelle sue strutture ricettive oltre 600.000 presenze (circa l'85% dall'estero) che ne fanno la prima nell'accoglienza in tutta la provincia di Caserta.

Fonte: wikipedia